La nostra attrezzatura

Come abbiamo già detto nel primo articolo del blog, dopo tre anni con un impianto Biab molto rudimentale abbiamo deciso di fare un salto di qualità. Le soluzioni che abbiamo usato finora sono dei compromessi tra il tempo libero che purtroppo non è sempre facile far combaciare, le disponibilità economiche di tre studenti con risorse da destinare all’homebrewing alquanto limitate, e questioni di spazio ristretto. Ci sono altri modi più tradizionali di fare la birra, ma per adesso ci va bene così.

  • Come mulino usiamo un Marga, preso con i punti dell’Esselunga, ci conveniva economicamente al momento dell’acquisto, ma è un po’ scomodo: motivo per cui valutiamo costantemente l’idea di cambiarlo.
  • Per il trattamento dell’acqua utilizziamo un phmetro in vendita su Amazon, i sali li pesiamo su un bilancino di precisione. Purtroppo la misura del ph è sempre uno dei punti deboli del nostro processo, per adesso non possiamo farci granché, in futuro magari passeremo a degli strumenti di misurazione più precisi.
  • Ci siamo procurati una pentola all in one da 30 litri, soluzione che ci ha permesso di spostarci nel mio appartamento per birrificare.
  • Per il raffreddamento utilizziamo una serpentina in rame comprata da Leroy Merlin agli inizi e non abbiamo mai sentito il bisogno di sostituirla.
  • Come camera di fermentazione utilizziamo un frigorifero, lo stesso dagli esordi che avevamo comprato usato su subito.it, comandato da un termostato Inkbird e la fonte di calore è un cavo riscaldante da terrari.
  • Per fermentare utilizziamo i secchi di plastica da 30l in vendita da qualsiasi rivenditore di materiale per homebrewing, sono comodi da pulire e costano poco, per qualsiasi problema di infezione (grat grat) che ci possa capitare basterà sostituirli a poche decine di euro.
  • Per i travasi e l’imbottigliamento utilizziamo un sifone automatico, acquisto fondamentale, e un’asta da travaso normalissima. Rifermentiamo tutta la birra che produciamo e da qualche cotta abbiamo cominciato ad utilizzare la tecnica del priming in bottiglia attraverso una siringa, ci fa risparmiare un bel po’ di tempo e ricarbonare con una maggior precisione. Facendo schiumare la birra nella bottiglia con l’inserimento dello zucchero e il lievito poco prima di tapparla riusciamo ad espellere parte dell’ossigeno nel collo della bottiglia e a diminuire l’ossidazione della birra, non abbiamo fatto alcuna prova scientifica a testimonianza di questa affermazione, ma così ci è parso di vedere da quanto abbiamo cominciato a farlo.
  • In più utilizziamo vari tubi in silicone per la serpentina, secchi di plastica per la macinazione, una bilancia da cucina per pesare grani e luppoli, una macchinetta per il sottovuoto per conservare gli ingredienti avanzati e una tappatrice a colonna.
  • Per gli starter utilizziamo barattoli da 1l di vetro, prima o poi ci compreremo un agitatore magnetico in modo da rendere più efficiente la propagazione dei lieviti.
  • Da quest’anno ci siamo lanciati nella sperimentazione parallela con lieviti selvaggi, per cui abbiamo comprato una damigiana da 10l e una da 5l; probabilmente ne compreremo altre due da 10l per ampliare la produzione di birre wild, abbiamo a disposizione una cantina interrata abbastanza fresca d’estate e tiepida d’inverno, molto umida purtroppo, quindi non idonea all’utilizzo del legno.

Come potete immaginare il nostro materiale è ancora molto spartano ed essenziale, ma ci sentiamo di dire che nel tempo abbiamo selezionato le cose più utili ed efficaci, e quindi è molto funzionale.

A causa dell’acquisto dilazionato nel tempo di tutti gli oggetti non possiamo riportarvi  il costo di tutte le parti dell’impianto, speriamo comunque che questo piccolo vademecum possa tornare utile.

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